giovedì 20 settembre 2012
Scambiereste la vostra scrivaniacon una valigetta?
Scambiereste la vostra scrivaniacon una valigetta?: C'è una rivoluzione silenziosa nel mondo del lavoro. Stanno sparendo gli uffici. Niente più scrivania, pc smaterializzato insieme con il telefono fisso e
mercoledì 19 settembre 2012
democraticicristiani.it - "Un uomo solo in difesa dell'Italia"
democraticicristiani.it - "Un uomo solo in difesa dell'Italia"

STORIA DELLO STATO -Continuazione 10-
Discorso tenuto da De Gasperi nell' agosto 1946, alla Conferenza di Pace di Parigi, luogo in cui l' Italia doveva "affrontare" i vincitori della guerra che dettavano le condizioni di pace (dopo avere rigorosamente imposto la resa senza condizioni). Il compito di De Gasperi non era facile perchè doveva far "dimenticare" le colpe dell' Italia per far risaltare il periodo della co-belligeranza a fianco degli Alleati e della Resistenza. L' Italia, in politica estera era assolutamente isolata e l' intervento di De Gasperi era atteso come un discorso esclusivamente formale ma di nessun interesse pratico ed emotivo. Così non fu.
democraticicristiani.it - "Il discorso di De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi"
democraticicristiani.it - "Il discorso di De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi"
STORIA DELLO STATO -Continuazione 10-
Avendo intrapreso un racconto che ha come tema la Storia dello Stato occorre indubitabilmente soffermarsi sulla figura di Alcide De Gasperi, grande statista che agì all' interno della Democrazia cristiana, il più grande partito di massa, uscito dal dopoguerra, capace di porre radici durante il fascismo e attuare quella svolta moderata che permise il superamento di un dopoguerra violento. Oggi bisogna problematizzare quella opzione moderata ma senza togliere valore a De Gasperi che fu comunicatore, politico, diplomatico esperto di politica interna ed estera, uomo di governo che ebbe sempre a cuore il bene comune. Dal suo discorso alla conferenza di Parigi, riuscì a ridare dignità a un popolo offeso, umiliato e sconfitto e a una Italia isolata sul piano internazionale. La lettura di questo discorso, dopo la retorica mussoliniana, condita di slogan, è una boccata di aria fresca ed è un discorso di assoluto valore storico per la descrizione dei fatti che vi è contenuta. La sua azione politica e di governo ha determinato le condizioni, fra il 1946 ed il 1954, di iniziare una stagione fondamentale della vita repubblicana. De Gasperi era davvero l' uomo nuovo e solo ma capace di innovare poichè non proveniva da quel notabilato liberale elitario e classista che non era riuscito ad arginare il fascismo con la proposta di una politica nuova e che discuteva al chiuso dei salotti e della Camera ma si era formato come politico in differenti contesti: dalla Trento asburgica, a Vienna, alla Roma postbellica fino al lungo esilio interno negli anni del fascismo, acquisendo un bagaglio di esperienze e di talenti che gli sono stati utili nel momento in cui si è trovato a detenere il ruolo di Presidente del Consiglio. Fin da subito ha dovuto confrontarsi con l’impostazione di un nuovo ordinamento costituzionale ed istituzionale, con la riorganizzazione del sistema dei partiti, le gravi questioni economiche, in un contesto di una società che stava riorganizzandosi ed avviandosi verso la grande trasformazione dei primi anni ’60. La parabola politica di De Gasperi è stata interrotta dalla morte e la sua lezione è stata largamente “tradita” dalla classe dirigente democristiana che gli è succeduta e che aveva tutt’altri riferimenti culturali e altre strategie politiche. La Storia rende coerente la sua esperienza e la sua immagine letteraria che si traduce in realtà: De Gasperi come “uomo solo”, con una personalità carica di moralità, onestà e una abilità e lungimiranza politiche assolutamente uniche nel panorama politico italiano. Lo statista trentino aveva punti di riferimento, come le istituzioni e poi l’idea europeistica, che non sono stati abbandonati dalla Democrazia Cristiana dopo di lui, ma sicuramente perseguiti con modalità e finalità assai diverse da quelle originarie.
Nella foto: De Gasperi e Colombo a Matera per il risanamento dei Sassi
Nella foto: De Gasperi e Colombo a Matera per il risanamento dei Sassi
La vignetta sul «manifesto», la reazione di Fornero e l'intelligenza della satira
La vignetta sul «manifesto», la reazione di Fornero e l'intelligenza della satira: La satira deve essere irriverente, irrispettosa, cattiva. Se serve anche offensiva. Non deve avere sacrari, templi, religioni, figurarsi se può fermarsi
Aggiungo questo post ai miei preferiti perchè lo trovo molto pertinente e accompagno il post con l' immagini delle donne alla Camera nel primo dopoguerra. La riflessione è doppia:
ministra Fornero si ispiri alla loro civiltà!
Vauro, sperimenti e si sottragga alla satira sessualizzata
Aggiungo questo post ai miei preferiti perchè lo trovo molto pertinente e accompagno il post con l' immagini delle donne alla Camera nel primo dopoguerra. La riflessione è doppia:
ministra Fornero si ispiri alla loro civiltà!
Vauro, sperimenti e si sottragga alla satira sessualizzata
IL GENOCIDIO -Continuazione 9-
- Dionigi di Siracusa (432-367 a. C), nel suo progetto di unificazione dei greci d' occidente, per formare lo Stato sullo stretto, ricorse a delle vere e proprie operazione di geografia etnica con morti di massa
- il 30 luglio 101 a. C., i Romani sbaragliarono i Cimbri ma non si limitarono a sconfiggerli, li distrussero. I Cimbri lasciarono sul terreno più di 100.000 morti
- Carlo Magno nel corso del 785, chiuse definitivamente la questione sassone con la conquista dei loro territori, la conversione forzata e la dispersione del popolo dopo uccisioni di massa. Lo stesso Carlo promulgò uno statuto d'occupazione chiamato Capitolare sassone riassunto nella formula: "Cristianesimo o morte". Creando fedeli in Cristo, Carlo Magno allargava i sui domini, il suo potere sacrale e la sua influenza, attraverso i centri amministrativi costituiti dalle diocesi e dalle abbazie.
- La crociata contro gli Albigesi ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 per eliminare l' eresia catarista della Linguadoca e fu bandita da papa Innocenzo III nel 1208
- Dal 1592, i nativi americani chiamati dai conquistatori con i più svariati modi: Indiani d'America, Pellerossa, Amerindi, Amerindiani,Prime Nazioni, Aborigeni americani, Indios i quali vivevano e si erano distribuiti, rispettandolo, nell' immenso territorio poi chiamato America, prima della colonizzazione europea: spagnola, portoghese, inglese, olandese e francese,furono sottoposti a politiche di cancellazione della loro cultura, ghettizzazione e a sterminio deliberato.
- Cortés, giunse a Tenochtitlàn l'8 novembre 1519, dopo un viaggio durato sei mesi e con strategie varie, e uccisioni di massa conquistò l' impero che apparteneva agli Aztechi e ne definì la sparizione.
- Lo sterminio degli Armeni iniziò con il sultano ottomano Abdul-Hamid II negli anni 1894-1896; il secondo episodio è collegato alla deportazione ed eliminazione di armeni negli anni 1915-1916 da parte dei Turchi. Il termine genocidio è associato soprattutto al secondo episodio.
- Negli anni '30/'40 del '900, Stalin deportò e portò a morte milioni di contadini considerati infidi.
- Nel 1975/76 tutta la popolazione urbana della Cambogia, sotto la dittatura fascista di Pol Pot, fu deportata a forza e uccisa.
Chiedo scusa per la semplificazione e del fatto che ho sicuramente dimenticato altre uccisioni di massa avvenute nella storia però nessuno
di questi stermini sopra elencati ebbe il carattere radicale,
sistematico, e pianificato della “soluzione finale”, basata esclusivamente su pregiudizi e stereotipi, progettata da Hitler con lo scopo di cancellare la stirpe
ebraica dalla faccia della terra.
A rappresentare questo post: Se questo è un uomo, romanzo testimonianza di Primo Levi scritto tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947. Rappresenta la coinvolgente ma riflettuta testimonianza di quanto fu vissuto in prima persona dall'autore nel campo di sterminio di Auschwitz. Levi ebbe infatti la fortuna di sopravvivere alla deportazione nel campo di Monowitz - lager satellite del complesso di Auschwitz
lunedì 17 settembre 2012
DALLO STATO LIBERALE ALLO STATO AUTORITARIO FASCISTA -Continuazione 8-
Mussolini
Benito, nato
a Predappio il 29 luglio 1883, era uomo di fine '800 cresciuto con la
delusione post-unitaria risorgimentale e deluso dalla mancanza di
giustizia sociale da
parte di una politica esercitata da notabili incapaci di governare la
complessità sociale:
- A tavola noi ragazzi sedevamo in tre reparti. Io dovevo sempre sedere in fondo e mangiare coi più poveri. Potrei forse dimenticare le formiche nel pane della terza classe. Ma che noi bambini fossimo divisi in classi, mi brucia ancora nell'anima! Citato in Emil Ludwig, Colloqui con Mussolini, traduzione di Tomaso Gnoli, Mondadori, 2000.
Come
questa situazione di disagio sociale dovuto alla mancanza di equità
abbia influito sulle sue idee iniziali appare chiaro dai suoi scritti ma non giustifica la successiva svolta autoritaria:
- Il fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto. Non importa se il nostro programma concreto, com'è stato notato giorni sono da un redattore del Resto del Carlino, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza; ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro. (da: Dopo due anni, Il Popolo d'Italia, 23 marzo 1921)
Mussolini iniziò
la sua attività politica e di giornalista, dal 1912, come esponente
di spicco del Partito Socialista Italiano,
e direttore del quotidiano socialista Avanti! Negli
anni della guerra di Libia e
in quelli precedenti la Prima guerra mondiale non
erano evidenti i segni di quell' acceso nazionalismo che caratterizzò
in futuro il fascismo ma le sue posizioni erano
chiaramente anti-interventiste. Nel 1914 cambiò
radicalmente opinione, dichiarandosi a favore dell'intervento in
guerra ma ciò non sorprende perchè la Prima guerra mondiale era
percepita come il prolungamento naturale del processo di unificazione e sperava nell' emancipazione del proletariato da conquistare anche
con iniziative rivoluzionarie. Trovatosi in netto contrasto con la
linea del partito, si dimise dalla direzione dell'Avanti! e
fondò Il Popolo d' Italia, schierandosi
chiaramente su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal
PSI. Nell'immediato dopoguerra maturò l' ideologia fascista e si
propose come l' uomo
nuovo,capace
di prendere in mano l' Italia per portare giustizia sociale, ordine e
benessere. Cavalcando, lo scontento per la vittoria mutilata, la
crisi economica, la crisi interna al partito liberale e la paura
del comunismo fondò i Fasci
Italiani di Combattimento (1919),
poi divenuti Partito
Nazionale Fascista nel 1921. Quale
evoluzione aveva avuto il pensiero di Mussolini? Il
fascismo voleva essere protagonista e artefice di una propria
originale rivoluzione, fondata su valori antitetici a quelli della
sinistra democratica
e socialista i quali erano strettamente legati al concetto stesso di
rivoluzione. Rivoluzionari furono i mezzi di cui si servì per
raggiungere il potere e rivoluzionaria era la sua aspirazione a un
ordine politico nuovo, diverso da quelli conosciuti fino a quel
momento. Per quanto riguarda l' economia, Mussolini aspirava a dar
vita a un sistema che superasse
l' anarchia del capitalismo borghese. Violenza rivoluzionaria squadrista e para-militare nei
territori e pressione politica furono gli strumenti che gli permisero
la conquista e il consolidamento del potere.
Una
volta assunta la guida del governo, nel 1922, Mussolini continuò ad
alternare la doppia
politica:
linea morbida a Roma in funzione di normalizzazione
moderata e
linea dura nei territori con la minaccia di una seconda
ondata rivoluzionaria.
I politici liberali e cattolici, definiti fiancheggiatori,
si dimostrarono miopi anche di fronte all' evidenza autoritaria:
Mussolini alla Camera in occasione del dibattito sulla fiducia al governo
- Potevo fare di quest' aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho, almeno in questo tempo, voluto.
Più chiaro di così!!
domenica 16 settembre 2012
LA CRISI DEFINITIVA DELLO STATO DEMOCRATICO-LIBERALE (Continuazione 7-)
Fra
il 1919 e il 1920, in coincidenza con l' impresa fiumana, e con le
polemiche sull' appartenenza dei territori adriatici, l' Italia fu
attraversata da gravi agitazioni sociali e sindacali con numerosi
scioperi e aumento del costo della vita non aggredibile con gli
stipendi miseri del proletariato. Le agitazioni si estesero dall'
industria ai trasporti coinvolgendo anche l' agricoltura: Leghe
rosse (socialismo e socializzazione della terra)
contro Leghe bianche (cattolici e piccole
proprietà).
1919:
elezioni politiche con il metodo della rappresentanza
proporzionale con scrutinio di lista anziché fra singoli candidati.
- Sistema elettorale con collegio uninominale: confronto fra singoli candidati.
- Sistema elettorale a rappresentanza proporzionale: scrutinio di lista, seggi assegnati in proporzione ai voti ottenuti, favoriti i gruppi organizzati su scala nazionale, una situazione che riproduceva fedelmente le tendenze dell' elettorato.
Le
elezioni del 1919 sancirono il declino del partito
democratico-liberale con un crollo dei seggi: dai 300 seggi del 1913
a 200. Il partito socialista ottenne 156 seggi, il triplo del 1913 e
il partito dei Fasci poche migliaia di voti senza nessun seggio.
Risale
a questo periodo la “demonizzazione” del sistema elettorale
proporzionale come se, la mancanza di cultura politica e di capacità
di governo degli uomini politici italiani si potesse addossare a un
sistema elettorale! Il problema vero è sempre la disarmonia
permanente e la distruzione di complessità che si crea dalla lotta
per il potere e i privilegi fra uomini che scelgono sistemi
reazionari i quali riescono a cooptare le energie di uomini
favorevoli all' evoluzione umana e allo Stato giusto.
sabato 15 settembre 2012
LO STATUTO ALBERTINO E LA DISARMONIA STORICA DEL DIRITTO -Continuazione 6-
La
fonte del diritto del nascente Stato liberale italiano fu lo Statuto del
Regno o Statuto Fondamentale della Monarchia di Savoia,
noto universalmente come Statuto
Albertino dal
nome del re che lo concesse (carta ottriata) e lo promulgò: Carlo
Alberto di Savoia,
Statuto,
poi adottato
dal Regno
sardo-piemontese il 4
marzo 1848.
Nel preambolo autografo lo stesso Carlo Alberto definisce lo Statuto
come «Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della
Monarchia sabauda».
Il 17
marzo 1861,
con la fondazione del Regno
d'Italia,
divenne la carta fondamentale della nuova Italia unita
e rimase formalmente tale, pur con modifiche, fino al
biennio 1944-1946 quando,
con successivi decreti
legislativi,
fu adottato un regime
costituzionale transitorio valido
fino all'entrata in vigore della Costituzione
della Repubblica Italiana,
il 1º
gennaio 1948.
Lo Statuto Albertino, nonostante non abbia natura di fonte
legislativa sovraordinata alla legge ordinaria, può essere
considerato a tutti gli effetti un primo esempio di costituzione
breve.
Lo
Statuto
riveste una importanza fondamentale per decodificare la tendenza
“ambigua” della cultura giuridica italiana la quale sceglie la
forma e penalizza la sostanza preferendo non
concedere diritti all' individuo ma lasciarlo immerso nella
presunzione dei diritti. I
diritti vengono enunciati poichè giustificano la stessa esistenza
giuridica la quale è il vero motivo dei diritti subiettivi
individuali trattati poi specificamente dalle leggi. Per
sintetizzare: i Principi vengono enunciati formalmente poi le leggi
li rendono espliciti e godibili,li negano o li annunciano
formalmente ma non vengono sostanziati.
In Italia si svilupperà una lunga tradizione di diritti, enunciati
nel Principio ma negati nella sostanza.
L’inquadramento delle disposizioni statutarie e della successiva
evoluzione legislativa entro un
modello squisitamente statualistico, che, nella formulazione dello Statuto ha ormai abbandonato ogni
suggestione giusnaturalistica, appare chiara nella dottrina dell’epoca
dello Statuto stesso.
Lo Statuto è
la fonte che stabilisce i diritti in modo che
ogni persona si trova limitata, ma garantita al tempo stesso, nelle
sue attività da due punti di vista: verso le altre persone private e
verso la persona collettiva pubblica.
MEMENTO PER L' ONOREVOLE MONTI -LO STATUTO DEI LAVORATORI-
Lo
Statuto dei lavoratori fu approvato nel 1970, lo
stesso anno della legge sul divorzio, della rivolta di Reggio Calabria
e delle prime elezioni regionali, dopo l' approvazione dei
provvedimenti relativi all' istituzione delle regioni, come previsto
dalla Costituzione. Nel
1970, con una sentenza della Corte costituzionale (13 luglio 1970 n.
133), veniva riconosciuta la parità dei coniugi come esigenza
imprescindibile all' interno della famiglia. La politica estera era sotto l'
influenza/protezione della Guerra Fredda e negli USA c' erano
grandi manifestazioni contro l' allargamento del conflitto in
Vietnam.
Il
1970 non è una data qualunque perchè è l' anno preceduto dal 1968
e 1969 e nel 1969 avviene la strage di Piazza Fontana. Più tardi
avremmo saputo che nel 1970 Margherita Cagol, Renato Curcio e Alberto
franceschini avevano fondato e Brigate Rosse. Mentre era in atto un innegabile processo di civiltà parallelamente si organizzava la destabilizzazione di destra e di sinistra a margine delle forze conservatrici e delle forze riformiste: l' evoluzione non viene accettata.
L' Italia dopo le devastazioni e le morti della Seconda guerra mondiale, perduta rovinosamente, con gli esiti della guerra civile ancora in corso, con gli aiuti economici americani che contribuiranno a rimettere in moto l' economia, nel 1950 avvia un periodo di crescita economica tumultuosa che giunge al culmine negli anni 1958-1963. Questo periodo di crescita economica passerà alla storia come gli anni del miracolo economico ma non del miracolo riformistico reale. La Costituzione è congelata, i salari sono bassi, la tassazione è inadeguata e la società è bloccata. Come erano stati considerati i cittadini fino al dopoguerra? Come una massa di “minori” da educare e inquadrare in rigidi sistemi di utilità al servizio dello Stato, della grande industria e dei grandi possidenti terrieri. Il proletariato italiano non era mai riuscito a trovare, nelle rigide e conservatrici gerarchie politiche, dei varchi attraverso i quali fosse riconosciuta la loro capacità organizzativa per chiedere diritti ormai irrinunciabili, come era successo negli altri stati europei. Negli anni '60 del '900 tutta l' industria italiana fece passi da gigante riducendo il gap esistente con gli altri stati europei ma la grande industria cercò e ottenne intrecci patologici con i rappresentanti dello Stato. La crescita fu possibile grazie anche alla manodopera a basso costo, alla migrazione interna ed esterna che si spostava dove c' era il lavoro, al lavoro nero, dispari e sottopagato e all' apporto dei contadini operai in presenza di una tassazione ancora ottocentesca; raramente ci furono vera ricerca e innovazione ma prevalse la gestione paternalistica e padronale.
L' Italia dopo le devastazioni e le morti della Seconda guerra mondiale, perduta rovinosamente, con gli esiti della guerra civile ancora in corso, con gli aiuti economici americani che contribuiranno a rimettere in moto l' economia, nel 1950 avvia un periodo di crescita economica tumultuosa che giunge al culmine negli anni 1958-1963. Questo periodo di crescita economica passerà alla storia come gli anni del miracolo economico ma non del miracolo riformistico reale. La Costituzione è congelata, i salari sono bassi, la tassazione è inadeguata e la società è bloccata. Come erano stati considerati i cittadini fino al dopoguerra? Come una massa di “minori” da educare e inquadrare in rigidi sistemi di utilità al servizio dello Stato, della grande industria e dei grandi possidenti terrieri. Il proletariato italiano non era mai riuscito a trovare, nelle rigide e conservatrici gerarchie politiche, dei varchi attraverso i quali fosse riconosciuta la loro capacità organizzativa per chiedere diritti ormai irrinunciabili, come era successo negli altri stati europei. Negli anni '60 del '900 tutta l' industria italiana fece passi da gigante riducendo il gap esistente con gli altri stati europei ma la grande industria cercò e ottenne intrecci patologici con i rappresentanti dello Stato. La crescita fu possibile grazie anche alla manodopera a basso costo, alla migrazione interna ed esterna che si spostava dove c' era il lavoro, al lavoro nero, dispari e sottopagato e all' apporto dei contadini operai in presenza di una tassazione ancora ottocentesca; raramente ci furono vera ricerca e innovazione ma prevalse la gestione paternalistica e padronale.
Iscriviti a:
Post (Atom)

