giovedì 11 ottobre 2012

STORIA DELLO STATO: ALLE RADICI DELLA FORMAZIONE DEGLI STATI PER COMPRENDERE LA CRISI DELLO STATO MODERNO -Continuazione 13-


Lo Stato centrale è una forma di potere che evolve fra le varie forme di potere pubblico, sorto intorno al consolidamento della  Monarchia, in Inghilterra, in occasione della concessione della Magna Charta e in Francia con Filippo il Bello, intorno al 1200-1300 mentre lo Stato Moderno contrattualistico, basato sul diritto naturale viene concettualizzato dopo la fine della guerra dei 30 anni e la Pace di Westalia (1648), in base al Principio di Equilibrio garantire la sicurezza dell' uomo attraverso una Istituzione superiore capace di dirimere le controversi interne ed esterne fra Stati senza ricorrere alla guerra. Si può dire, in generale, che lo Stato Moderno di diritto ha circa 300 anni mentre in Italia si è sviluppato lo Stato unitario, monarchico e parlamentare dopo l' Unita nel 1861 e nella forma presidenziale, costituzionale e repubblicana dopo la Seconda guerra mondiale nel 1947.

Questo Stato è già in crisi per cui proviamo ad avviare una riflessione sui motivi della crisi dello Stato che è crisi del potere e crisi degli uomini che hanno retto il potere. Storicamente reggevano il potere uomini che riuscivano ad esercitarlo in base a un diritto o una capacità superiori con l' ausilio della virtù:
  • caste sacerdotali: detenevano il potere con il supporto indispensabile della credenza in poteri superiori e a loro venivano affidati beni e ricchezze
  • oligarchie terriere: un gruppo di aristocratici detenevano potere e ricchezza grazie al monopolio sulle terre e al controllo sulle derrate
  • Tirannidi: un uomo potente per abilità guerresche, determinazione e abilità politica deteneva ed esercitava il potere in maniera egemonica attraverso la violenza e il dispotismo. Nelle forme evolute di società tipo quelle della Grecia antica la tirannide si avvaleva dell' esercizio della forza e della violenza ma cercava il consenso dei cittadini attraverso un “propaganda populista” e rispettava formalmente la legge, diversamente dal dispotismo orientale, che si basava su un controllo meno efficace, rispetto ala tirannide ma il despota agiva in base a un potere personale esercitato senza nessun rispetto della legge. 
  • Monarchia antica: il re univa forza, denaro e sacralità per amministrare un potere derivante dalla nascita: unione di poteri sacerdotali e politico-militari
  • Democrazia clistenica: forma di potere che isola i principi democratici che sono alla base del sistema di potere individuato per regolare la vita politica ateniese che sarà alla base della Polis democratica: il Principio di sovranità popolare e il Principio di rappresentanza. In base a questi due principi il potere era detenuto da un gruppo di uomini, scelti in base al censo e poi eletti per amministrare il territorio. Questa forma di potere si dimostrò particolarmente efficace, nel cementare una ragione popolare capace di sublimarsi in energia nazionale in difesa del territorio in occasione del conflitto contro l' impero persiano. Dopo la vittoria dei greci sui persiani, le istituzioni democratiche ateniesi accompagnarono la nascita della cultura che sarà la base della cultura occidentale valida ancora oggi. Accanto alla cultura rifiorì anche una esperienza economica che portò Atene e altre città greche ad avere il primato dei commerci sui mari. Questa straordinaria esperienza culturale, politica ed economica non riuscì a trasformarsi ed evolversi in un sistema politico che uscisse dalla sublimazione e dall' idealismo della Polis per dar vita a delle forme di potere più evolute e meno chiuse come riuscirà a fare Roma.
  • Repubblica romana (Res publica Populi Romani): sistema di potere e di governo della città di Roma nel periodo compreso tra il 509 a.C. e il 27 a.C., quando l'Urbe fu governata da un gruppo di uomini politici per mezzo di Istituzioni pubbliche e di Magistrature Maggiori: il potere sacrale fu prerogativa del Pontefice Massimo e il potere militare passò al primo magistrato della Repubblica (il Console) mentre il potere politico diventò prerogativa del Senato e delle Magistrature Maggiori: consoli, pretore, dittatore e censori (privi di imperium). Accanto alle Magistrature maggiori vi erano tre Magistrature minori: Edili, Questore e Tribuno della plebe.

Quote rosa, via libera dal Senato a ddl su enti locali: tutte le norme - Il Fatto Quotidiano

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mercoledì 10 ottobre 2012

Minori, in aumento le vittime di reati in Italia: “L’80 per cento sono bambine” - Il Fatto Quotidiano

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Perché si chiama femminicidio | La ventisettesima ora

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Zanardo: “Guardare la tv? E’ un atto militante per capire chi siamo” - Il Fatto Quotidiano

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CONTINUA L' IDEOLOGIA DELLA "DOPPIA MORALE TRASPOSTA"

Questa fotografia è tratta dal Gazzettino del giorno 9 ottobre 2012, art. di Lino lava, Erica uccisa senza alcun motivo con 40 coltellate, si scava nella malattia di Paolo.
La fotografia vede  unite la mamma della signora uccisa, Erica Ferrazza e la mamma di chi l' ha uccisa, Paolo Rao.
In generale la stampa locale ha scritto articoli distraenti finalizzati a togliere attenzione alla vittima per "santificare" inopportunamente la figura del suocero mancato. Anche in questo articolo la figura di Erica diventa evanescente anche nella definizione: il "presunto assassino" è sempre definito "l'  ingegner Paolo" mentre  lei  è l' "ex compagna Erica Ferazza" eppure mi risulta che anche lei era laureata.
Problematizzazione della fotografia
La fotografia che vediamo è culturalmente molto pericolosa poichè continua a supportare la pericolosa deriva finalizzata a togliere attenzione alla gravità dell' accaduto per far passare l' assassinio di una donna come una disgrazia inevitabile: non è così. Ho letto che le due famiglie si sono incontrare nella Basilica del Santo e questo va bene e va bene anche il perdono ma è una scelta privata che non deve essere esibita, tantomeno attraverso l' apparenza di una fotografia. la commistione fra vicende private: il perdono, vicende pubbliche: il ruolo pubblico del signor Rao padre "santificato" e della signora Rao impegnata ancora nel sociale formano una commistione distraente e inquinante l' informazione che toglie attenzione alla gravità della signora uccisa.
621 circa a. C.: si fa risalire a Dracone la prima scrittura del diritto penale greco che divenne diritto pubblico. In questo modo si pose un freno alle vendette private che erano dannose per la comunità e si distingueva per la prima volta il grado di responsabilità personale. L' omicidio era condannato con la pena di morte ma con una eccezione: l' omicidio legittimo in caso di adulterio; infatti, in caso di illegittima relazione carnale della moglie, della figlia, della sorella, della madre o della concubina, al cittadino ateniese era consentito uccidere la donna adultera senza essere punito. L' uccisore era considerato una mano della città e della legge: uccideva per salvaguardare la casa, bene supremo di Atene. L' adultera non era considerata e certamente non aveva diritto al processo in quanto oggetto e non soggetto: poteva essere uccisa o finire la sua vita schiava in quanto la sua esistenza era legata solo alla riproduzione e al piacere. Il Diritto romano considererà l' adulterio, all' interno della cultura moralizzatrice augustea,  anche come offesa all' onore e prevederà la pena per entrambi gli adulteri: il padre della donna poteva uccidere entrambi gli adulteri e il marito della donna solo l' adultero. Successivamente verrà punita solo la donna. L' adulterio come principio legale a sostegno dell' omicidio legittimo ha resistito nei secoli, pressoché inalterato. In Italia, ad esempio, è sopravvissuta una norma fino al 1981 che mitigava la pena in caso di omicidio definito come "delitto d' onore". Questa legge della "doppia morale", formalmente finita nel 1981, per quanto riguarda i reati sessuali, resiste come retaggio culturale nella mente di uomini e donne come trasposizione che crea differenza ideologica in ogni "discorso" che riguarda le donne anche in occasione della loro morte. In questo caso l' ideologia della "doppia morale trasposta" risalta in modo prepotente  nel modo in cui la stampa  ha riproposto la figura "santificata" ma non reale di Rao Direttore generale, "padre buono", del "giovane ingegnere" figlio e "malato" e delle due "mamme  perdonatrici". Alla fine di tutti gli articoli di cronaca che riguardano questo caso il lettore ha l' impressione che la morte della signora Erica fosse inevitabile ma non è così: queste morti sono evitabili destrutturando la cultura del dominio, del possesso, dell' egoismo e dell' ignoranza,rivolta a bambini e bambine. Questo tipo di educazione è benefica anche quando un uomo o una donna sono malati perchè, in questo caso, il presunto malato è stato un bambino che andava educato. 

martedì 9 ottobre 2012

RAO: PROBLEMATIZZAZIONE DELL' INFORMAZIONE "MAGICA"

PREMESSA: Passo riportato da: www.gazzettino.it  di Federica Cappellato
PADOVA - «Paolo voleva un bene dell'anima ad Erica. Io la piango come una figlia, non so cosa darei per farla tornare in vita». Non ha più lacrime Marta Marangoni, moglie di Fortunato Rao e mamma di Paolo dunque nonna della piccolina di tre anni che per ora è affidata all'altro suo figlio, lo zio Marco e alla sua compagna Ilenia. La tragica notizia l'ha raggiunta in Sicilia, a Messina, dove si trovava da qualche giorno, partita da Padova subito dopo aver ricordato, prima con un convegno sul welfare, e poi con la messa, il marito a un anno dalla scomparsa. «La mia famiglia, una seguenza di disgrazie del genere... e Fortunato che era l'uomo più buono del mondo. Cosa ci sta capitando, non lo posso credere. Mi sembra un incubo», ripete la signora Marta, .....

PROBLEMATIZZAZIONE DELL' ARTICOLO
Questo l' inizio di un articolo, a mio parere, fuorviante. Parla la mamma dell' assassino e, comprensibilmente, inizia con dichiarazioni finalizzate a fare dell' assassino una vittima e a normalizzare una situazione patologica. I motivi distraenti continuano mettendo in primo piano il dott. Rao padre dell' assassino il quale è stato un uomo di potere considerato importante per la città di Padova. L' articolo è interamente dedicato a lui. Il giornalista però doveva impegnarsi in altro modo se voleva informare i cittadini senza scrivere un articolo che omaggia in maniera mitica, magica e acritica il padre dell' assassino reso protagonista di una "santificazione" postuma.

Chi era il dott. Fortunato Rao?

Io sono stata una dipendente Asl 16 e offro la mia testimonianza. 

Il dott. Fortunato Rao è stato uno dei due potenti signori della sanità padovana, e ha gestito un potere molto forte secondo il modello monocratico stabilito dalla Regione: 


  • distanza dai dipendenti, uso di auto blu e difficoltà di accesso all' ufficio di direzione, il tutto mitigato dal paternalismo bonario

  • coesione fra il gruppo di potere verticistico  

La vita relazionale e psico-sociale dei dipendenti, non dirigenti, all' interno delle Asl,  in presenza di questo tipo di potere che abbisogna di solidarietà "di classe" fra i dirigenti, diventa problematica perchè finisce inevitabilmente in una ghettizzazione caratterizzata da superlavoro e bassa salarialità. In occasione della sua morte, il dott. Rao, è stato omaggiato dalla "politica" che lui aveva così fedelmente servito anche con l' "inchino" degli elicotteri del SUEM, in dispregio delle politiche di razionalizzazione e delle regole sula sicurezza. Questo per riportarci sulla terra

La cronaca cosa ci dice? La figura della signora Ferrazza sembra esistere solo perchè era la compagna del figlio di un uomo considerato potente e anche questa è una strategia distraente la gravità dell' assassinio. Allora poniamo l' attenzione sul fatto che la signora Enrica Ferrazza è, da inizio anno, la 98esima donna uccisa solo perchè aveva incontrato un determinato uomo, relazionalmente incapace ma capace di dare la morte a quella donna colpevole solo di essersi relazionata affettivamente con lui. Questo omicidio, la cui strutturazione, culturalmente e giuridicamente,  è ancora in fase di definizione, si inserisce in un fenomeno sociale molto pericoloso, definito femminicidio dall' ONU,  considerato fatto sociale che segna una involuzione sociale e civile la quale si ripercuote negativamente sui singoli cittadini e sull' intera comunità: il femminicidio definisce proprio un percorso incivile, l' incapacità culturale di una comunità di evitare e prevenire queste morti con la strutturazione di un sistema educativo adeguato. 
L' incapacità culturale a risolvere una relazione patologica chiama in causa l' educazione che avviene in famiglia, fin dalla nascita e l' educazione che avviene a scuola finalizzata a dare una immagine corretta dei generi ed educare alla relazione responsabile e libera e non al dominio e al possesso: vale per uomini e donne per il futuro ma in questo momento storico la donna deve essere preparata a denunciare, consigliarsi e pretendere attenzione senza "rifugiarsi" nel ruolo di vittima. 
L' Italia è stata richiamata dall' UE proprio per la sua inadeguatezza culturale a limitare delle morti evitabili con iniziative culturali mirate. 
Le parole hanno un peso
Quello che è certo è che non si può affermare che l' assassino ha dato la morte ma gli voleva un "bene dell' anima" perchè le parole sono importanti e la signora Rao riveste anche un ruolo pubblico proprio nel sociale fatto che la impegna, di fronte alla società, a dichiarazioni razionalmente rigorose ed appropriate.
Un appello ai suoi amici: continuate a vigilare affinchè venga fatta giustizia per Erica, vita unica e originale indipendentemente dal mancato suocero e da tutte le altre considerazioni distraenti apparse sui giornali.
A rappresentare questo post: il frontespizio del libro del giornalista Iacona

lunedì 8 ottobre 2012

Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia 2012. Vincono un inglese e un giapponese - Quotidiano Sanità

Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia 2012. Vincono un inglese e un giapponese - Quotidiano Sanità

LA REGIONE VENETO E LE ASL FRA MITO E REALTA'




I cittadini, dopo la vasta eco nei media del "caso Lazio", dopo il "caso Lombardia" e in questi giorni anche del Piemonte, hanno modo di accorgersi della   "mostruosa" e distruttiva struttura di potere regionale. L' Istituzione Regione trova legittimazione formale dalla Costituzione, poi resa Istituzione formale e sostanziale da un percorso legislativo che ne decreta la definitiva struttura di potere quale noi adesso conosciamo e che non ha eguali in Europa: una Istituzione che si fonda su un potere autocratico, autonomo, centrale e centralista esercitato attraverso la monocrazia a caduta. Per esemplificare: uno Staterello monarchico all' interno di uno Stato democratico,  anomalia resa possibile da un compromesso avvenuto all' interno del dibattito alla Costituente dopo l' evidente fallimento dello Stato centrale e l' apporto diretto dei territori nel processo di Liberazione. Benedetto Croce e Palmiro Togliatti, da posizioni opposte, erano contrari al decentramento poichè bisognava concentrarsi sulla costruzione dello Stato centrale che non si era mai strutturata in maniera politicamente matura. Durante il periodo di "congelamento della Costituzione", in presenza del potere gestito dalla Dc, la formazione dello Stato non ha raggiunto la maturità politica necessaria a contrastare la corruzione e le spinte reazionarie per cui l' istituzione Regione tornava sempre in auge nel dibattito pubblico. Storicamente e ideologicamente, l' Istituzione Regione, trovava ampia giustificazione propagandistica proponendosi come entità politica capace di porre rimedio alla corruzione e alla illegalità  presente all' interno dell' Istituzione Stato con il motivo coinvolgente del ruolo "salvifico".
Percorso formale dell' Istituzione Regione:
1970: istituzione delle Regioni. L' art. 5 della Costituzione recita: La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Nel 1968-70 lo Stato, ancora più che in passato, si rivela inadeguato nella gestione della complessità sociale e il tema del decentramento amministrativo e della cessione del potere alle Regioni diventa un tema “salvifico” per una classe dirigente centrale già incapace che si preoccupa ormai solo del modo di produrre consenso. Nel giugno 1970 si tennero le prime elezioni regionali
Storicamente, c' erano stati conflitti molto forti fra potere locale e potere centrale fino all' affermazione definitiva dello Stato di diritto. Deve fare riflettere molto il fatto che la cessione di potere alle Regioni sia avvenuta quasi naturalmente perchè ciò deriva dal fatto che, nella realtà, non è stata una cessione di potere vera in base a una necessità ma una spartizione del potere per compensare la parte politica che non aveva accesso al potere centrale.

Quelle società in rosso finanziate dalle Regioni - Corriere.it

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